CRACOVIA – MAGGIO 2026
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Puntuale come un cronografo svizzero nel mantenere le tempistiche previste per il nostro randez vous più che mattutino, ecco il Tommino presentarsi alle sei e zero zero di questo sabato di mezzo maggio in quel di Biassono per dare inizio al trip che ci porterà in terra polacca per incontrare il Nico, nel frattempo discendente dall’isola britannica oltre Manica.
Sfidiamo previsioni meteo tutt’altro che rosee e mentre all’orizzonte i primi raggi luminosi dell’amico sole illuminano le campagne brianzole, montiamo sullo scooterone per percorrere la quarantina di chilometri del nastro di asfalto a pagamento più trafficato d’Italia rispondente al nome di autostrada Milano Bergamo.
Per la prima volta in vita mia, ma penso fuor d’ogni dubbio anche nostra, andiamo a posare le reali terga sui sedili della finora mai sentita nominare Buzz Air, ove a codesto nominativo risponde una consociata dell’arcinota Ryanair in versione Ape Maia, con livrea giallo fuoco ed un enorme insetto con pungiglione annesso impresso sulla coda dell’aviogetto.
Atterriamo in perfetto orario al Giovanni Paolo II di Cracovia ed un gruppo di sorelle figlie del Signore viaggianti con noi ci fa capire tante cose sul clima molto religiosamente cattolico che ci attenderà in loco, quello metereologico non sembra essere dei migliori rispetto alla quasi già estate lombarda, ma non ci scoraggiamo e speriamo di evitare le lacrime di Giove Pluvio.
La carrambata è completata con l’arrivo dopo meno di un giro d’orologio di un figlio maggiore caricato a propulsione nucleare mentre il “piccolo” mi stupisce all’inverosimile grazie ad una cognizione ed una padronanza della tecnologia perfin eccessiva ma ormai, come mi disse anni ed anni orsono, io ho scollinato e pertanto percorsi e must turistici estrapolati in due secondi tramite intelligenza artificiale, tanto quanto transfer automobilistici prenotati in un battito di ciglia grazie all’app Bolt, ancora più veloce dell’omonimo Usain, mi lasciano basito e molto annichilito.
Ah dimenticavo, ma come detto precedentemente il calendario anagrafico mi è nemico, apro e chiudo una mini parentesi su una capacità molto napoletana dei ragazzi nel poter accedere a gratis nelle lounge degli aeroporti, ove veniamo accolti oltretutto con inchini e salamelecchi di puro servilismo allorché mostriamo un QR Code che a me puzza molto di truffa truffa ambiguità.
Mentre io ero stato a Danzica e Tommaso a Varsavia per Nico è la prima volta in terra biancorossa e, strano ma vero, riesce ad aggiungere un vessillo di conquista nel suo planisfero stile Risiko, ormai praticamente ricoperto di bandierine comprovanti vacanze, escursioni, gite, scampagnate sulla crosta terrestre.
Iniziamo subito a girare, girare e rigirare, ci facciamo portare dall’intuito, dall’istinto, dal fato, dal caso, il centro è sicuramente attraente, elegante, coinvolgente, la piazza del Municipio considerata una dei salotti più affascinanti d’Europa ci accoglie nella sua vastità data dai duecento metri per lato del suo quadrato con palazzi antichi, botteghe storiche, ristoranti tipici, negozi caratteristici, bancarelle probabilmente pensate dalla locale Pro Loco per dare ancora più enfasi al primo impatto che comunque ci aggrada molto.
E’ effettivamente tutto un susseguirsi di viette, di stradine, di edifici dall’indubbia eleganza, in un contesto di assoluta tranquillità e senza alcuna forma di disordine o trascuratezza, i chilometri a piedi cominciano ad accumularsi con estrema facilità e la decisione di fermarsi nella più tipica delle locande del città vecchia viene accolta con entusiasmo dai tre eterni girovaghi.
Mettiamo le gambe sotto al tavolo per assaggiare i tanti decantati pierogi e non veniamo delusi da ravioli che possono essere scelti nelle più varie varianti, optiamo per quelli alla carne, anche per evitare eccessivo cipollame vario, e apprezziamo questo antipasto cui facciamo seguire altri tipi di proteine impiantate più che magistralmente.
Il pomeriggio è dedicato a dentro e fuori da luoghi sacri e siti di culto, tra cui svetta ovviamente per importanza e maestosità la cattedrale della Santissima Vergine Maria, ove riusciamo ad intrufolarci di soppiatto come sorci sfuggenti, per ammirare e fotografare volte colorate e colonne altissime, che danno un senso all’infinità grandiosità della mente umana quando protesa verso opere di simil portata monumentale.
Il castello domina la collina sopra la città, lo giriamo costeggiando le mura dell’imponente barbacane, che segna l’ingresso alla fortezza direttamente affacciata sulla Vistola, direi un quadro d’insieme molto accattivante ed apprezzato, cui dedichiamo un morigerato ma congruo numero di scatti fotografici.
Il rientro alla base alberghiera del Lwowska 1 ci riserva una stanza del molto moderna, elegante, accogliente ove ognuno pensa bene allo svolgimento delle proprie priorità, c’è chi si dedica agli appunti del diario di viaggio, chi si abbraccia perdutamente ad un cuscino, chi non disdegna la scoperta della sauna, prima di lanciarsi verso l’esperienza serale nella capitale della Piccola Polonia
Ritemprati, rigenerati, ricaricati ritorniamo downtown per il necessario movimento delle mandibole sincronizzate alle mascelle, facciamo partire il metabolismo digestivo e diamo inizio ad un conviviale, fraterno, amichevole dialogo su una pluralità di argomenti spazianti ben oltre i 360 gradi che ci permettono un giro di opinioni di grande spessore, senza alcun limite lessicale e di angolatura visiva, il tutto mentre quasi distrattamente prendiamo atto che la vita notturna di Cracovia è praticamente inesistente, se si eccettuano ristorantini eleganti da tipico cenino con sentimento e la sorpresa nel vedere il semplice, sereno e normalissimo divertimento di un folto gruppo di ragazzi che nella piazza principale ballavano sotto la pioggia grazie ad una improvvisata cassa acustica saltata fuori dal nulla, lontani anni luce dallo sfarzo e dalla patinata mondanità dei locali milanesi.
I giovani leoni fanno fatica a spalancare le fauci di prima mattina, il sonno dei guerrieri deve essere rispettato e quindi lo sbrandamento quasi forzato per iniziare questa seconda ed ultima giornata in terra polacca che ci vede attraversare tutto il quartiere ebraico, osservare in presa diretta numerose testimonianze dell’olocausto nel contesto del ghetto giudaico che qui vide tragici rastrellamenti e drammatici epiloghi della vita di centinaia di migliaia di esseri umani, Nico decide addirittura di prendere un treno per andare a vivere una delle esperienze sicuramente più toccanti che occhio umano possa osservare, scegliendo di visitare il campo di concentramento di Auschwitz, io e Tommaso con la scusa dell’imminente decollo decliniamo la proposta, anche, magari e forse soprattutto per non rovinare il ricordo di un fine settimana che ci ha permesso momenti di splendida serenità e di piacevolissimo relax.