BUCAREST – Novembre 2025

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In maniera piuttosto dispregiativa si sente ogni tanto la frase “Romania portami via”, come scherno e come dileggio per un certo tipo di atteggiamento, di comportamento, di approccio umano da parte di  coloro che incontriamo provenienti da quella determinata regione ed area geografica, come sempre curioso come una scimmia selvatica cerco di capire cosa sta a monte di questa considerazione ed allora cosa meglio di andare a toccare con mani, in prima persona, de visus come si vive, come ci sia arrabatta, come si campa nell’ est europeo post dominazione o per lo meno influenza e sudditanza sovietica.

Il volo Bergamo Bucarest è un attimo, un battito di ciglia, un lungo respiro, se non fosse per l’orario abbastanza assurdo di imbarco, around five ‘o clock in the morning come dicevano quegli zuzzerelloni dei Village People,  sarebbe da considerare come una piacevole gita fuori porta da ripetere in più occasioni, il costo è irrisorio e la meta raggiunta con la più semplice ed irrisoria delle facilità, il parcheggiare lo scooter proprio davanti ai cancelli di ingresso dell’aerostazione, opzione totalmente impossibile a Linate e Malpensa, facilita ancor di più l’abbrivio verso il gate di partenza, che viene raggiunto praticamente all’ultimo momento, senza attese e sbattimenti. 

Il bus che da Otopeni, aerostazione di Bucarest in meraviglioso sviluppo ed ammodernamento, ti porta verso il centro città ti fa immediatamente capire come le cose stiano cambiando, molto velocemente ed anche tanto in meglio, da queste parti: il mezzo pubblico è modernissimo, pulitissimo, tutti pagano il biglietto, ed un controllore con una app verifica in tempo reale l’obliteratura del documento di trasporto, l’esatto opposto degli sposta masse italiani popolati da “portoghesi non paganti”.

Scendo a metà percorso in quanto affascinato da alcune  enormi pozzanghere su cui si specchiano e riflettono degli giganteschi palazzi statali, proprio quelli che supponevo facessero parte dell’immaginario collettivo di un paese socialista, scatto qualche controluce di notevole risultato fotografico e raggiungo il centro lungo viali alberati decisamente ben curati e vivacemente popolati, nonostante siano le prime ore di una mattinata dal sole accecante e dal cielo di un azzurro estremamente polarizzato.

Comincio a girovagare, come sempre, più che mai e molto piacevolmente senza una vera meta, il palazzo del parlamento, la costruzione politica più grande d’Europa è visibile da qualsiasi lato e con ogni prospettiva a perdita d’occhio, si narra di atroci supplizi e di agghiaccianti torture perpetrate nei suoi meandri dalla Securitate, il brutale servizio segreto al soldo del dittatore Ceausescu che ha dominato con pugno di ferro ed indescrivibili spargimenti di sangue questo territorio fino alla sua deposizione nel 1989.  

Il centro storico è molto carino, ben architettato, una sequela di ristorantini estremamente graziosi, di bar colorati e ben curati che hanno un qualcosa, almeno accennato, dell’atmosfera bohemienne di alcuni arrondissment di parigina memoria ( nota di plauso assoluto per il Carù cu bere, locale dichiarato monumento storico dal ministero della cultura rumeno, un must per ambiente, atmosfera e tradizione, pareti rosso fuoco per evitare l’ira funesta del regime filo sovietico che aveva intenzione di abbatterlo, in quanto simbolo di alternativa al pensiero dominante e pertanto tinteggiato di color sangue intenso per evitare problematiche esistenziali ).

Giro che rigiro non mi fermo tutto il giorno, il tempo è assolutamente dalla mia, l’aria è quasi frizzante ma per essere fine novembre mi sarei aspettato ben altre temperature per cui mi muovo in lungo ed in largo, principalmente nella zona di Lipscani, la cosiddetta Old Town, ove osservare, ammirare ed ovviamente fotografare molto edifici dalle splendide facciate decorate e le strade acciottolate, con precisa suddivisione per categoria merceologica, curiosando pertanto tra esercizi commerciali dedicati ai pellicciai, ai cappellai, ai tessitori, ai decoratori .

Un capitolo a parte sarebbe da dedicare alle chiese, sicuramente non le ho visitate tutte la Basirica Manastirii Stavropoleos merita una sosta d’obbligo, una minuscola cappella denominata basilica della città della croce, ma dal fascino incredibile, un monastero ortodosso orientale per monache del 1724 perfettamente mantenuto con affreschi, decorazioni, ornamenti e reliquie religiose tra le vie più eleganti del cuore pulsante della capitale.

L’Euro Hotel Grivita, al fianco della stazione Gare de Nord, principale snodo ferroviario della nazione, mi riserva un’ottima sorpresa, garantendo un’ospitalità di livello che mi permetto, per ben 62 euro di soggiornare in una palazzina liberty con una stanza che era praticamente una piazza d’armi ed una bagno a disposizione sufficiente per una squadra di calcio, sono andato abbastanza a naso ma il fiuto di Booking.com questa volta mi ha permesso di scovare un ottimo giaciglio notturno in una realtà fino a ieri sconosciuta, ove i problemi di comprensione e di dialogo con la popolazione sono sinceramente molto complessi e complicati ( piccola nota del redattore circa la “fauna” locale: gli uomini sono decisamente brutti, trasandati, per nulla curati, molto zingari, le donne.. quali donne? Onestamente e sinceramente in 48 ore di permanenza in loco non ho notato una dicasi una figura che potesse avere le sembianze della femminilità e dell’attrazione).

Avendo praticamente ripercorso tutte le arterie stradali visibili e visitabili di Bucarest aventi un certo fascino, la domenica ho avuto la brillante idea di spingermi verso la Transilvania, per una vera e propria full immersion nella realtà locale ed effettivamente il treno stile tradotta che mi ha portato dopo due ore e mezza di sferragliamenti a raggiungere Brasov è stata una mini esperienza sicuramente da rammentare e descrivere: il paesaggio è molto bucolico, prima grandi praterie punteggiate di fattorie e case coloniche, poi foreste di conifere talmente fitte da non permettere la visione dagli scompartimenti delle carrozze antidiluviane, ove mi fanno compagnia viaggiatori tristi e taciturni, provo ad attaccare bottone ma sono schivi, riservati, restii ad un confronto ed un dialogo, prima di tutto per non conoscenza della lingua della Regina d’Inghilterra poi, e forse soprattutto, per un vissuto di sospetto e di terrore dovuti a 24 anni di sanguinaria dittatura  .

Giungo in una cittadona senza arte ne parte nella sua cerchia esterna, mentre il nucleo centrale è una pittoresca cartolina, molto alsaziana con casette colorate che sembrano costruite con il marzapane, edifici colorati ove da un momento all’altro spunteranno gnomi, fate e spazzacamini, un vero e proprio spaccato di quello che era la vita cinquant’anni fa ed è ancora la vita quotidiana di questa terra un po' triste, malinconica, certamente arretrata e non al passo con una nazione che vorrebbe entrare quanto prima nella mentalità e nello sviluppo europeo.

Rientro nella capitale, le tempistiche sono state rispettate con puntualità teutonica piuttosto che elvetica, nessuna corsa, nessun affanno, acchiappo con calma il trenino per il raggiungimento del decollo, dopo una permanenza di quasi 38 ore in una nazione che, se non merita una vera e propria vacanza, sicuramente garantisce un weekend alternativo, interessante, piacevole, conveniente, fuori dalle solite rotte commerciali, turistiche, folkoristiche, migratorie…