DANZICA – Dicembre 2025

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Nella vita esistono passioni, hobby, attività ludiche, INTERessi vari ma la dedizione di una carissima coppia di amici, A come Amore e colui che sa tanto di molto, per i viaggi è un qualcosa di incredibile ed indescrivibile al punto da pensare che abbiano la scimmia sulla spalla per qualsivoglia tipo di gita fuori porta, di scampagnata domenicale, di viaggio verso altre galassie del sistema solare e pertanto il suggerimento da loro sussuratomi per una toccata e fuga verso Danzica viene da me accettato come oro colato.

Ed ancora una volta la premiata accoppiata ha fatto centro, devo ammettere che la scelta della Polonia come territorio in cui affondare la mia 73 esima bandierina sul planisfero terrestre si è rivelata azzeccata, appropriata, centrata, arrivo come sempre prima che i comuni mortali abbiano ancora il tempo di sgranchire le intorpidite membra e di spalancare gli occhietti assonnati mentre io sono già carico come una molla pronta a sprigionare tutta l’energia necessaria per battere palmo a palmo il territorio.

Acchiappo un pullman che mi porta verso il centro, la mattinata è a dir poco fantastica, cielo terso, aria frizzante, carica emotiva e personale a mille e via verso il trenino che mi porta a Sopot, una meravigliosa località balneare sul Mar Baltico che mi affascina di primo acchito, casette colorate lungo il viale principale che porta al mare, spiagge immense sferzate da una brezza che apre gli occhi, i polmoni ed il cuore, barchette variopinte poste in secca sul bagnasciuga per essere in posa fotografica ed il pontile in legno più lungo d’Europa che si protende verso il mare aperto, sensazione meravigliosa e scatti in controluce veramente memorabili, circondato da cigni marini di stazza over size. 

Ritorno in città non prima di essermi fermato in mezzo ai campi, la stazioncina di Zaspa è veramente una tettoia nel nulla più assoluto ma è indispensabile, grazie ad ennesima dritta dei suggeritori che mi telecomandano stile Ambra a Non è la Rai, girare con il naso in su per vedere, magari non proprio ammirare, l’incredibile sequenza di pilot, gli enormi condomini di tipico stampo sovietico, tanto grigi e tristi quanto imponenti e maestosi che rendono perfettamente l’idea di cosa dovesse essere la vita sotto la cortina di ferro bolscevica: negli ultimi anni le facciate laterali sono state colorate con oltre sessanta splendidi murales, che però difficilmente permettono di dimenticare l’oppressione di simili campi di abitazione, più che altro paragonabili ad agglomerati di concentramento…  

Un altro quarto d’ora e venti scatti fotografici dopo arrivo in centro e qui inizia il piacere di visitare una città che mi sorprende, oltre ogni più rosea aspettativa, trovandomi al cospetto di un fantastico ed inaspettato mix culturale, storico, artistico, architettonico: si possono fare paragoni di tutti i tipi, passando da Amsterdam alle Fiandre, da Bruges a Gand, per ricordarsi immagini dell’Alsazia con la fantastica Colmar per descrivere questa realtà stile anseatica, è veramente incredibile come posti teoricamente sconosciuti o, per lo meno non inflazionati dai gruppi vacanze Piemonte, possano riservare così tanto stupore e piacevole ammirazione.

Il fiume Motlawa sembra creato appositamente dalla pro loco per dare all’ambiente una sensazione magica, i palazzi che in esso si riflettono sono vere e proprie cartoline multicolori, lo Zuraw è la principale attrazione cittadina che consiste in una massiccia struttura medioevale in legno per il carico delle merci sulle navi, Mariacka viene spesso considerata una delle vie più belle d’Europa: stretta stradina, ovviamente acciottolata, con terrazzini rialzati, balconi finemente ornati ed una miriade di botteghe stracolme di gioielli, ambra e preziosi handmade variopinti.

Quattro passi permettono poi di giungere nella Piazza del Mercato Lungo (Dlugi targ)  con la fontana di Nettuno, simbolo locale, di perdersi nel dedalo di vicoli tanto puliti quanto pittoreschi, oltretutto addobbati a festa per le ormai prossime ricorrenze natalizie e gran finale nella grandiosa cattedrale, onestamente non indimenticabile ma realmente sorprendente al momento in cui permette la salita sulla torre, oltre 800 gradini round trip che permettono una vista strabiliante sui tetti colorati, spioventi, appuntiti, geometricamente perfetti, il tutto in un’atmosfera quanto mai rilassata, gradita, apprezzata.

E’ ora di tornare dopo una due giorni veramente da consigliare a parenti ed amici, la culla di Solidarnosc, la partenza delle rivolte polacche che hanno portato ad una sollevazione popolare e politica che ha modificato l’equilibro europeo è un caposaldo delle libertà e come tale deve essere considerata e ammirata,  il timetable del volo non è dei più congeniali, è vero che è l’unico “strappo” cui possa fare capo per rivedere l’amata madrepatria, ma la partenza alle 5 mi costringe ad una sosta forzata in aeroporto fin dalla sera precedente, non mi fido dei mezzi pubblici o dei rari, rarissimi taxi in piena notte, colloquiare con gli “indigeni” per ricevere eventuali consigli logistici ed operativi non è stata cosa semplicissima e pertanto mi armo di santa pazienza, mi dedico a riflessioni esistenziali a tutto tondo e, sorprendentemente, noto che il tempo, quando vuole, passa molto velocemente, anche nelle occasioni teoricamente più noiose, tediose e monotone