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Molti strati di adipe grasso e tanti capelli grigi tendenti al bianco in più dall’ultima volta in cui lo scrivente si era incontrato con i centauri facenti parte del Motoclub Sporting Monza eccomi accettare una proposta che attira la mia attenzione e fa scalpitare i cavalli finalmente di razza del nuovo scooter che inconcepibili, inammissibili ed inaccettabili costrizioni comunali dell’ingestibile sindaco dai calzini arcobaleno mi hanno costretto ad acquistare.
Il constatare qualche grammo in eccedenza nella circonferenza toracica anche degli amici mi permette comunque di non cadere in un girone infernale di depressione insanabile, me ne faccio una ragione e cerco di accodarmi alla loro scia, auspicando che abbiano un po' di pietà per uno scooterista alla ricerca di una crescita motoristica che sembra ora finalmente indirizzata verso orizzonti più consoni al puro divertimento sulle due ruote.
L’autostrada Milano Bologna è sinceramente la tomba della fantasia, cerco di dilettarmi con il conteggio delle strisce tratteggiate ma la noia ha ben presto il sopravvento ed allora accolgo con grande entusiasmo la decisione di uscire dal manto stradale a pedaggio e di imboccare lo svincolo Sasso Marconi, non prima di aver fatto qualche chilometro di linguaccia a penzoloni verso i tapini obbligati ad una coda mostruosa per i soliti, perenni, estenuanti lavori in corso sulla dorsale appenninica.
I glutei, pur affaticati e messi a dura prova, ci dicono fortuna e non veniamo neanche lontanamente sfiorati da una goccia d’acqua nonostante plumbei e tenebrosi nuvoloni sovrastano il nostro veloce movimento, mentre la temperatura tende a scendere bruscamente sotto le due cifre.
Il territorio montuoso a cavallo tra Emilia e Toscana è per me un mistero inesplorato e sono molto piacevolmente sorpreso dagli scorci di alpina memoria, da prati verdissimi, da boschi praticamente inaccessibili, da colline in fiore, da bucolici scorci, da naturalistiche visioni che ci accompagnano lungo i tortuosi saliscendi che vedono sfrecciare allegramente i cinque bolidi rombanti.
La trattoria famigliare, stampo osteria da incubo, ci fa attendere lungamente e misteriosamente prima di permetterci di mettere le gambe sotto ai tavolacci, ma pasta e fagioli fatta dalla nonna e tagliatelle con il ragù preparato secondo la ricetta della zia si fanno ampiamente apprezzare dalle nostre sacche digestive necessitanti di carburante energetico, se poi sommiamo il tutto con braciole, contorni, dolci e caffè corretti sambuca arrivando al conto di quindici euro a capoccia, apprezziamo a pieni voti la soste agreste di non sappiamo quale paese sulla carta stradale.
Lungo il percorso veniamo attirati da una costruzione che si staglia nel blu dipinto di blu di un cielo punteggiato di qualche bianchissimo batuffolo nuvoloso messo ad hoc per semplice contrasto di pantone, ci accordiamo con semplici gesti dei caschi per una sosta che ci fa accapponare la pelle al cospetto delle migliaia di tombe dei soldati tedeschi periti lungo la linea gotica e qui alla ricerca di un eterno riposo tra splendidi declivi erbosi.
La cima Coppi del ostro tour è scavallata nel punto più alto con gli oltre novecento metri del Passo della Futa, cui fanno seguito oltre cento chilometri di discesa dal Mugello su strada secondarie di indubbio fascino e di pittoresca prospettiva, sfiorando la magnifica Firenze prima di raggiungere, posso affermare serenamente con un finalmente Gaiole in Chianti, dopo oltre nove ore in sella, con gli ultimi tratti percorsi con traiettorie stanche ed affaticate che certamente non farebbero sobbalzare sulla sedia l’emozione del sempre compassato Guido Meda.
Franco, Paolo, Sergio, Tino ed Ugo si ritrovano al cancelletto di partenza del giro nel Chianti ed in Val d’Orcia baciati da un sole accecante, il risveglio sembra essere il riassunto di una fiaba, con il soave cinguettio degli uccellini ed il cristallino sciabordio di un ruscelletto sotto al tipico ponticello di pietra, degna concretizzazione dell’idea che si ha di questi romantici territori, la colazione è di livello eccelso, degno contraltare della cena della sera precedente che aveva fatto storcere più di una narice ai pur semplici e normali compagni di avventura, abituati a difficoltà, contrattempi ed intemperie varie nelle loro innumerevoli scorribande precedenti.
Partenza in perfetto sulla tabella di marcia, con tre di noi ancora traumatizzati, mortificati e con le ossa polverizzate dalla batosta calcistica che ha infranto un sogno, distrutto un’illusione, cancellato una speranza che è sempre l’ultima a morire, lasciamo comunque alle spalle il podere tra i boschi ed il sorriso fin troppo suadente, affabile ed eccessivamente invitante del gaio responsabile della reception, modello cinghialotto all’ingrasso ( per i dettagli più intimi chiedere a Tino cosa è successo nella dependance).
Imbocchiamo finalmente sentieri di campagna, viottoli, camminamenti, mulattiere, sterrati per vivere in prima persona la commozione delle mitologiche Strade Bianche, non saremo come i masochisti che rischiano uno sciupun arrancando affannosamente sulle biciclette, ma il percorrere il tracciato dell’Eroica che si snoda su innumerevoli saliscendi dell’arcinoto Chianti ci procura bellissime sensazioni e grandi emozioni.
Come si dice in gergo mangiamo molta polvere lungo un percorso che si sviluppa sinuoso tra scorci mozzafiato, paesaggi di indescrivibile bellezza, una tavolozza di colori cangianti tanto quanto vividamente contrastanti, lo scrivente è alla prima esperienza sullo sterrato, cerca di cavarsela alla bene e meglio, di assaggiare la dura terra nessuna intenzione, cerco, come sempre dovrebbe essere nella vita, di imitare chi ne sa di più e prendo ad esempio l’esperienza degli altri quattro centuari che paiono essere usciti da una tappa della Parigi Dakar, per la padronanza e la dimestichezza con cui dominano la potenza dei loro enormi purosangue motorizzati.
Passiamo anche oggi quasi dieci ore in sella, ma non cediamo di un millimetro, non molliamo mai, portiamo a termine la road map precedentemente ipotizzata grazie a mappature digitali degne di ingegneri spaziali della Nasa che ci permettono di non sbagliare un sentiero, una stradina, una traccia prevalentemente in ghiaia, in brecciolino, in terra battuta che ci riempiono di gioia gli occhi, la mente, lo spirito e di tantissima rena le vie respiratorie.
Radda in Chianti viene attraversata in un batter d’occhio, per poi lasciare nei nostri ricordi Castelnuovo Berardenga, Pievasciata, Pianella, Asciano, Buonconvento, San Giovanni d’Asso seguita dalla tanto decantata ma fin troppo turistica Pienza, che vede poi succedersi Montichiello, tripla stellina per borgo trecentesco arroccato ovviamente in cima ad un cocuzzolo molto più pittoresco, reale e meno commerciale di altre tappe dell’ormai inflazionatissimo Chiantishire, punteggiato da manieri medioevali, da tenute nobiliari trasformate in elegantissimi resorts, da cascinali tanto pittoreschi quanto fotografabili, se solo si avesse tempo di staccare quattro secondi la mano dalla leva del gas sempre a martello.
La strada verso il focolare famigliare è intrapresa, a Volpaia lasciamo un pezzo di cuore tra vigneti coloratissimi e filari ininterrotti di cipressi, puntiamo a nord, risaliamo la dorsale appenninica come salmoni controcorrente, attraversando località che mai e poi mai avrei preso in considerazione, sfido chiunque a voler ricevere il premio travel planner dell’anno per esser mai passato o almeno sentito nominare Femminamorta nell’anonimo pistoiese, ovviamente sfrecciando lungo strade alternative, poco battute, alla ricerca delle ultime istantanee da immagazzinare nel proprio io più personale.
Colpo finale ai nostri trigliceridi che gridano vendetta con pranzo a Pavullo nel modenese, gnocco fritto, tigelle, lardo versione marmellata, salumi a profusione, per qualcuno, non si fanno nomi per complicità, addirittura con Nutella spalmata prima di sentire il bip del telepass all’ingresso dell’Autosole che ci porterà alla fine di questa splendida avventura che merita una chiosa finale: l’Italia sarà pure, purtroppo, la nazione del politically correct, dei giudici faziosi, delle zecche rosse, di Ultima Generazione, di Potere al Popolo, di juventini e milanisti, ma rimane sempre il Paese più bello al Mondo !!