PALMA DI MAIORCA – SETTEMBRE 2025

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Il mondo è certamente grande, gli spazi sono infiniti, gli orizzonti illimitati, le rotte da seguire, via terra, via mare, via aerea praticamente incalcolabili ma talvolta può essere anche piacevole tornare sui propri passi e riposare piede in località già visitate ed ammirate, con l’intenzione di effettuare un necessario refresh di ricordi, emozioni, sensazioni.

Dire che mi ricordassi qualcosa di Palma di Maiorca sarebbe sinceramente una forzatura, esserci stato da bimbo piccino certamente mi ha permesso di farmi tornare in mente qualche flash ed alcuni ricordi onestamente ormai sbiaditi ed allora quale migliore scusa di voler andare a trovare un amico per poter ritoccare con mano in prima persona la realtà della capitale delle Baleari.

Un weekend di fine settembre credo proprio sia l’occasione perfetta per evitare la folle folla delle invasioni turistiche estive, del periodo luglio agosto si odono echi di transumanze di mandrie di inglesi prettamente e principalmente ubriachi che invadono in stile barbaro un’isola molto grande ma che in effetti concentra tutto il suo fascino e la sua attrattività nel centro storico, abbarbicato su una simil collina che domina l’esteso, per non dire immenso porto turistico.

Arrivato in aeroporto noto con un minimo di piacere che la disorganizzazione non è solo peculiarità italica, le colonnine per l’emissione dei biglietti del bus sono out of order ed il maleducatissimo driver del coche non ha nessuna intenzione di cambiare un bigliettone da 20 per il regolare documento di trasporto, stessa prassi anche per altri ignari viandanti e viaggiatori che si trovano nelle mie stesse condizioni, senza poter usufruire dei poteri delle magiche plastiche fantastiche targate Visa o similari, creo allora una sorta di colletta collettiva  e tralasciano insulti ed improperi che potrebbero essere facilmente compresi, riesco al termine di un conciliabolo più a gesti che a vocali, non parlando il Fernando Alonso alla guida null’altro che l’idioma locale, a far smuovere la corriera.

Il centro città viene raggiunto in circa venti minuti, lungo uno stradone inizialmente attraversante zone industriali, trasfomatesi poi in residenziali dall’alto tasso immobiliare speculativo, per infine giungere su un lungomare punteggiato di palme molto caraibiche e scintillante di magici riflessi, nonostante sia mattina presto, tendente al prestissimo.

Gironzolo senza meta per il centro storico, è bellissima la sensazione di non dover aver orari, mete, obiettivi precisi e specifici, la cattedrale è imponente, maestosa, incute quasi timore dall’alto della sua posizione di dominio che si staglia sull’orizzonte in tutta la sua grandezza, sorta nel 1300 sulle ceneri o, meglio, le rovine di una moschea fatta abbattere dagli aragonesi, è il simbolo ed il biglietto da visita della città, dell’isola, dell’arcipelago.

L’appuntamento con S., sempre fondamentale mantenere totale il rispetto della privacy e della riservatezza, è per le 11, l’incontro è pazzesco, gioviale, entusiastico, una carrambata degna del peggior episodio di C’è posta per TE, erano mesi e mesi che non ci vedevamo e l’abbraccio è stato quanto mai sincero, voluto ed apprezzato anche se agli occhi degli allibiti presenti forse un po' troppo sopra le righe, anche se mai fuori dal foglio.

Lascio l’expa alle sue incombenze operative, gestisce uno dei ristoranti più alla moda e rinomati del centro città, riprendo il mio peregrinare ramingo e mi dedico alla mia passione per eccellenza, riesco a trovare diversi angoli pittoreschi, scorci invitanti, prospettive originali per immortalare digitalmente le prime impressioni di questa esperienza maiorchina.

Non esiste un programma, un itinerario, un traguardo, tutto è lasciato all’improvvisazione e così mi ritrovo con il naso in su per orientarmi tra i vicoletti molto caratteristici del vecchio borgo, visito musei con statue di Mirò, ammiro locali, localini colorati, invitanti, sempre aperti, perennemente animati prima di salire su un piccolo naviglio, che per fortuna sapeva navigar, onde poter ammirare la città dal mare, con i suoi albergoni, i suoi palazzoni, i suoi barconi molto appariscenti, talvolta perfino esagerati e pacchiani.

Secondo abbraccio, quasi ambiguo vista la foga con cui è vissuto, nel tardo pomeriggio, per poi iniziare un fiume di parole ininterrotto che farebbe invidia agli sfigatissimi Jalisse, ci confrontiamo su tutto, analizziamo ogni cosa, affrontiamo qualsiasi argomento, commentiamo innumerevoli situazioni, giudichiamo infiniti comportamenti per arrivare sfiniti a coricarci, nota bene non insieme, a tarda notte.

Ovviamente non potevo esimermi dal girare, dal muovermi, dallo scoprire alternative al solo primo acchito ed iniziale apparenza di Palma ed ecco che, non senza qualche difficoltà ma alla fine con un gran colpo di glutei, trovo la possibilità di affittare uno scooter, sia mai che non lo utilizzo per due giorni consecutivi e mi metto in testa di attraversare longitudinalmente la terra emersa per raggiungere   Alcudia, ovviamente esattamente dall’altra parte opposta a ove soggiorno, per ammirare un mercatino tipico e vivere le sensazioni più reali, sincere, locali ed autoctone della quotidianità, a conti fatti nulla di trascendentale e memorabile ed allora, con un pazzesco timore di rimanete appiedato in strada causa mancanza totale ed assoluta di rifornimenti di carburante, eccomi giungere a Soller, agglomerato montano caratterizzato da una maestosa chiesa in un contesto di viuzze molto paragonabili a pittoreschi quartierini parigini, voto ampiamente sopra la sufficienza e rientro al campo base tra colline verdeggianti e grandi coltivazioni di agrumi, decisamente un gran belvedere.

Il tardo pomeriggio è caratterizzato dal giro in scoter dei due amiconi, il ristoratore ha pensato bene in un anno e mezzo di fare solo una cofana di denari e pertanto l’aver saputo che ha fatto un solo bagno al mare in 14 mesi di permanenza in loco mi ha rattristato moltissimo, convincendomi a fargli da driver, conducator e Cicerone alla scoperta di luoghi, spiagge e quartieri a lui del tutto sconosciuti, compreso il Castello Bellver raggiunto dopo un’immane scalinata che ha nesso a dura prova la capacità respiratoria dei polmoni del partenopeo, io carico a mola ero già alla sommità a scattare come se non ci fosse un domani.

Serata ancora con immancabili dentro e fuori per locali eleganti, bar di tendenza, cocktail lounge di assoluto livello il tutto condito ed innaffiato da risate, scherzi, aneddoti e tanta, meritata ed apprezzatissima serenità, prima di un rientro in patria molto più che contento e soddisfatto per un break temporale che mi ha donato una carica di energia senza pari e senza eguali.